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il tempo delle sorprese: unboxing

Il tempo delle sorprese

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Il Tempo delle “sorprese”

Ciò che viene spedito necessariamente dev’essere dentro un pacco.

Tempo di regali scartati questo 2021, caratterizzato sempre più dall’attesa di scoprire ciò che non si è ancora visto dal vivo.

Oggetti piatti, ultrapiatti come flat screens acquistano tridimensionalità, spazio e odore di nuovo quando vengono alla luce dal buio misterioso della scatola.

Sensazioni solo immaginate diventano a poco a poco tattili, fruscianti di ruvida mondanità o di scintillante frivolezza.

E allora mi chiedo quanto può essere affascinante l’unboxing?

Con questo termine intendo il rito di scartare una confezione, reso ancora più prezioso da tutorial che spopolano ovunque.

C’è chi ne vive una passione privata.

E chi con foto e filmati lo mette in mostra sui social per condividere il brivido di ciò che sta per arrivare…

Unboxing: futilità o parte consistente dell’esperienza d’acquisto?

Quale significato può donarci secondo te, Dario?

Lavinia, con questa domanda mi fai proprio felice.

Anzitutto la confezione rappresenta ciò che letteralmente è arrivato a compimento: ne è prova la parola confettura che… più pronta all’uso di così non potrebbe essere.

La carta avvolge i confini dell’oggetto: da un lato lo delimita rendendolo facilmente individuabile, dall’altro lo cela cambiandogli forma e colore. Non c’è sorpresa senza questo passaggio fondamentale, Lavinia!

Ciò che non si nasconde non può mai apparire.

…ossia è l’essere stesso nel suo nascondersi nell’atto in cui si rivela.

Emanuele Severino

Scartare allora significa gettare via l’ombra portando alla luce ciò che c’è ma non si vede…

Questo fanno filosofi e scienziati che appunto scoprono, ossia tolgono la coperta alla verità rendendola a tutti manifesta.

Per descrivere questa azione si possono usare molti verbi, ma ognuno di essi ha un significato positivo.

Sballare

Svolgere

Spacchettare

…vogliono dire rendere semplice e fruibile.

I loro contrari, incartare, imballare, avviluppare e impacchettare, risuonano di complicazione e oscurità.

Dici bene, Dario!

Io so che, quando arriva un pacco, ho sempre quell’attimo di mistero gioioso. Ora me lo spiego!

Eh, sì! L’arte dell’incarto è un’esaltazione dell’attesa, Lavinia.

Lo Strip-tease è letteralmente l’arte di togliere il velo, ovvero lo svelare a poco a poco la bellezza nuda e cruda della cosa.

La scatola, come la cornice di un quadro, è a mio parere la parte indisgiungibile che tende ad esaltare l’opera catturando l’attenzione sopra al contenuto in maniera cialdinianamente pre-suasiva.

La confezione è quindi il contesto che preallerta i sensi influenzando la percezione dell’oggetto in essa contenuto prima ancora che sia portato alla luce.

Che bella questa concentrazione di valore attraverso la forma e la foggia dell’astuccio!

Parlami un po’ della sorpresa, ora, Dario.

Di solito dal pacco valutiamo la scelta di chi lo ha fatto e lo immaginiamo..

Sicuramente sapere di avere una sorpresa in serbo può aumentare la dopamina in circolo. Essa, infatti, è creata dalla suspense ed è collegata alla ricerca della soluzione. Per produrla ci dev’essere qualcosa di anticipato e non finito…il così detto effetto Zeigarnik per gli appassionati dell’argomento.

La sorpresa è come la fortuna… la si immagina sempre bella; invece non è detto. Una scatola troppo pomposa potrebbe addirittura sminuire l’articolo al suo interno, così come troppa anticipazione far esclamare “è tutto qui?” Condividi il Tweet

Che meraviglioso viaggio questo… altro che rompimento di scatole! 😁

E se è un regalo che abbiamo per così dire ‘pilotato’?

Sappiamo già cosa “proveremo”, eppure la gioia e la gratitudine verso chi l’ha donato può renderlo comunque una sorpresa per i sensi.

Per concludere proviamo a spostare il discorso ad un altro livello. Ti va, Dario?

Sappiamo che le vendite online quest’anno hanno superato quelle offline!

Lasciando stare i prodotti brandizzati che sono pressoché uguali in entrambi i canali, l’unboxing di un pacco anonimo di cartone consegnato dal corriere, potrà passare in secondo piano rispetto al contenuto?

Cosa potrebbe scattare nella mente di chi lo riceve?

Secondo me il driver di questi momenti è la sostanza: devo dire che ho la percezione di una discesa nella piramide Maslowiana dei bisogni, almeno in maniera diffusa tra la popolazione italiana.

Detto questo le vendite online hanno fatto passi avanti e ne faranno ancora tanti, spingendo molti piccoli negozi di valore a internazionalizzarsi, ma prima di tutto a strutturarsi per rendere l’online il più possibile gratificante quanto l’off-line.

Grazie, Dario!

Personalmente l’appagamento visivo arriva per primo. Anche io amo fare i pacchetti ad arte.

Niente esperienze low-cost col rischio oltretutto di non ricevere gli oggetti integri.

Avere un packaging diverso con un sovrapprezzo, secondo me può essere una soluzione molto attuale.

Non vedo l’ora di conoscere anche le esperienze degli amici che ci leggono!

Anche io Lavinia!


Ti ringraziamo per l’attenzione che hai dedicato a questo tema della vendita.

Lavinia De Naro Papa & Dario Ramerini

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Questo articolo è stato argomento della LIVE del 28 Gennaio 2021

Come promesso integriamo i commenti attinenti all’argomento:

  1. “Comunque è vero che l’esperienza dello shopping ci mette in una sorta di “trance”

Certamente! È la ritualità del unboxing, parte integrante dell’esperienza di shopping a creare quell’attesa che cattura l’attenzione. Ogni trance, è uno stato alterato di consapevolezza che divide il corpo dall’anima, portandola fuori dal tempo: la cura, espressione massima dell’attenzione è la condicio sine qua non essa possa verificarsi. La trance permette al cliente di accedere all’esperienza del brand in modo amplificato, generando quella coerenza di significato che permetterà la fidelizzazione, ovvero l’advocacy della customer journey. Come il rito del te giapponese e la piega dei tovaglioli tipica delle serate di gala, la meticolosità è imprescindibile affinché la meraviglia avvenga e quel brivido di gioia di cui parliamo nell’articolo possa scorrere lungo la schiena, giù giù fino a terra.

  • “Lo so che non è elegante, ma mi piace l’idea di poter spendere meno. Se non ci teniamo particolarmente al packaging e scegliamo di accontentarci di una confezione di base, tanto, quello che importa è il prodotto e la sua qualità”.

La qualità è sinonimo di fedeltà: ogni brand dovrebbe sostenerla per rimanere impresso nella mente dei consumatori. Da sola però non può sorreggere il tavolo del marketing mix dove ogni P rappresenta una delle 4 gambe*. Product è qualità, ma Promotion è anche packaging! Quest’ultimo è propedeutico alla scoperta della qualità secondo la regola della prima impressione sostenuta dall’effetto alone enunciato da Kahneman. Rinunciare ad un packaging speciale, vuol dire perdere parte dell’esperienza di acquisto, facendo diventare il prodotto generico, purché qualitativamente soddisfacente. *Le altre due P sono Placement e Price.

  • Lo shopping è un mezzo per volersi bene, concordo con voi.

Come dicono gli inglesi: “treat yourself”, cioè viziati e concediti un’esperienza memorabile quando acquisti. Un bel packaging appaga i sensi, rendendo bello il momento privato in cui si gode del prodotto per la prima volta. Inoltre, proprio perché nasconde l’oggetto lo riveste di un’aura di novità e candore che fa bene al cuore. Da ultimo insegna l’ordine perché in esso tutto ha un posto ben preciso e modellato sulla forma del contenuto: riporvi dentro ciò che si è comprato, può essere molto rilassante oltre a rendere l’acquisto più prezioso. La spesa pazza diviene così accettata dal super-ego bacchettone: è una cosa di valore, questa, è riposta dentro un forziere dove stanno solo le cose che contano davvero!

Ringraziamo qui uno per uno chi ha voluto arricchire questo articolo con le sue domande, anche se per motivi di privacy lo faremo in privato.

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