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Vendita sostenibile

Sostenibilità nella vendita? Forse si può.

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Oggi una mia amica mi ha chiesto: Dario, tu che te ne intendi di vendita, come si potrebbe sviluppare il progetto di una vendita sostenibile?

Ecco, lì per lì ho risposto testualmente:

La vendita sostenibile è quella che conserva anzitutto le energie di cliente e venditore. Energie da impiegare per fare del bene, magari. Perché chi esce da una trattativa con le ossa rotte, probabilmente spreca di più per compensare… Condividi il Tweet

Si tratta quindi in prima istanza di una vendita secondo il negoziato dei principi, ovvero il modello detto “Harvard Negotiation Project” secondo il quale è necessario essere duri con il problema e morbidi con le persone. Nessuna controparte, quindi, ma alleati pro tempore al fine di stipulare un accordo win win dove o tutti vincono o non se ne fa nulla. Per ottenere questo punto di vista illuminato, chi si siede al tavolo è disposto a salvaguardare gli interessi dell’altro per tutelare l’intesa che diventa facilmente compromesso, ovvero accordo spinto avanti congiuntamente.

Le energie emotive guadagnate portano i soggetti della compravendita a scalare la piramide Maslowiana, dai gradini più bassi delle necessità ai più nobilitanti desideri di appartenenza, su su fino alla spiritualità che fa sentire tutti uniti e collegati.

Attenzione: per vendita intendo il suo significato etimologico ovvero l’attribuzione di valore da cui deriva lo scambio, sia esso materiale o immateriale.

Negozio è tutto ciò che volontariamente si fa per arrivare a un accordo. In altre parole negoziamo anche senza rendercene conto in tante situazioni di tutti i giorni, dal concedere l’uscita ai nostri figli al decidere quale programma si guarda la sera alla tv.

La struttura dialogica del negoziato etico è quindi, a mio parere, la più sostenibile, poi ognuno può formulare la sua personale ricetta per diminuire l’impatto sulla società e sull’ambiente delle contrattazioni.

Di sicuro, condividere la vera intenzione negoziale da ambo le parti può consentire il raggiungimento dell’accordo in tempi più brevi oltre a un rilassamento propedeutico alla concessione di fiducia.

Conseguenza naturale di tutto ciò è il posizionamento della vendita sostenibile al di là della discriminazione razziale o di genere: via le maschere, via i giochi per remare tutti insieme dalla stessa parte!

La sostenibilità fin qui esposta rappresenta quell’ecologia dei valori che può eliminare tanti fogli pieni di cavilli inutili: meno regole = più flessibilità contrattuale a vantaggio della durata nel tempo.

L’etica di cui parlo si fonda sul dialogo al fine di trovare la migliore soluzione per entrambi i contraenti: questo esclude probabilmente gadget, regali e quant’altro. Infatti, in mancanza di questo requisito principale, è di uso comune fare convenevoli per agevolare l’amicizia tra le parti.

Ricapitolo nel mio consueto take away i concetti perché tu possa averli chiari ed integrare interagendo.

La vendita sostenibile:

  • conserva anzitutto le energie di cliente e venditore
  • si svolge secondo il negoziato dei principi di Ury Fisher e Patton
  • ha come intento la salvaguardia vicendevole degli interessi
  • è attribuzione di valore reciproco da cui deriva lo scambio
  • fa guadagnare emotivamente
  • spinge chi la pratica verso desideri di appartenenza e spiritualità
  • presuppone la condivisione della vera intenzione negoziale
  • garantisce il rilassamento propedeutico alla concessione di fiducia
  • si fonda su valori al di là della discriminazione raziale e di genere
  • elimina tanti fogli pieni di cavilli inutili
  • è più flessibile e quindi più durevole
  • esclude gadget e regali normalmente graditi nel processo di conoscenza

Ti ringrazio per la tua attenzione,

Dario Ramerini

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