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il mistero degli acquisti, articolo di Lavinia De Naro Papa e Dario Ramerini

Il mistero degli acquisti

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Il Tempo delle “sorprese”

Oggi caro Dario vorrei parlarti di mistero!

Come?

Raccontandoti ciò che mi accade di sovente quando faccio acquisti.

Sì, è un mistero quello che si verifica quando esco da un negozio con lo shopper in mano.

Tutti i negozi usano un loro sacchetto un po’ speciale, sai?

C’è chi è molto ecologico e reclamizza la cura per l’ambiente, oppure chi, autoreferenziale, fa pubblicità a se stesso esibendo a chiare lettere payoff e logotipo dell’azienda. Infine, ci sono i negozianti che porgono ai clienti direttamente gli shopper griffati dei prodotti testé venduti.

Prova a metterti nei miei panni: cosa accade, secondo te, dentro di me quando devo andare direttamente in un luogo dove mi conoscono come il supermercato o la scuola?

Spesso butto via i sacchetti degli acquisti. 

Mi sento in colpa?

Assolutamente! In realtà non voglio che si ‘giudichi’ la mia persona.

Sei d’accordo con me, Dario?

Ciao Lavinia!

I tuoi argomenti sono molto belli perché fanno pensare a quanto succede anche a me tutti i giorni!

Mi fai venire in mente una vecchia frase che mi gira in testa da molto tempo!

“Ne supra crepidam sutor iudicaret”
Non azzardarti a giudicare ciò di cui non hai fatto esperienza.

Plinio il vecchio

Tutti sono pronti a giudicare, purché consapevoli di non aver voce in capitolo.

Solo i bambini e i folli non temono il giudizio comportandosi esattamente come sentono nel cuore.

Non per nulla Nietzsche pone nella metamorfosi del bambino la propria speranza per la rinascita di un genere umano migliore. Il filosofo intende la sua capacità di poter fare ciò che vuole, senza guardarsi di cosa pensano gli altri.

Devi sapere, Lavinia che esistono tre stati dell’io, più o meno corrispondenti a quelli freudiani.

  • IO BAMBINO
    Ho fame, mangio; ho sonno, dormo.
    Faccio quello che voglio
  • IO ADULTO
    Ho fame, mi trattengo perché non è l’orario.
  • IO GENITORE
    Ho fame e quindi mangio perché gli altri potrebbero pensare che sono figo in quanto non è l’orario e quindi non sarebbe il caso mangiare.

Questo teatrino dell’apparenza è descritto con parole diverse, ma potentissime nel racconto “La distanza della luna” nelle cosmicomiche di Italo Calvino.

Una notte osservavo come al solito il cielo col mio telescopio. Notai che da una galassia lontana cento milioni d’anni-luce sporgeva un cartello. C’era scritto: TI HO VISTO. Feci rapidamente il calcolo: la luce della galassia aveva impiegato cento milioni d’anni a raggiungermi e siccome di lassù vedevano quello che succedeva qui con cento milioni d’anni di ritardo, il momento in cui mi avevano visto doveva risalire a duecento milioni d’anni fa.

Italo Calvino

In sostanza come dici tu, Lavinia, guardiamo lo sguardo che ci guarda in un infinito gioco di specchi che ricorda ciò che accade nei programmi di video conferenza quando si condivide lo schermo prima di proiettarlo.

Esatto, Dario.

Chi sfoggia il sacchetto griffato, di cui sopra, lo fa per acquisire consenso sociale. Convieni con me, giusto?

Certamente!

La parola consenso contiene al suo interno “senso” preceduto dal prefisso “con” che in questo caso significa insieme. Pertanto, consenso significa il senso comune, cioè l’inconscio collettivo che anima l’individuo come una forma… Condividi il Tweet

Personalmente scuso i comportamenti presi sotto questa influenza classificandoli come i giuristi romani “culpa lata”, ovvero frutto di quel farsi trascinare che impedendo l’accesso alla consapevolezza genera la voglia di conoscere il perché. Quindi per ricapitolare questo concetto, chi cerca il consenso crede a quella “vox populi” senza avvertire quella particolare responsabilità che gli costa la conoscenza di se stesso/a.

Chi porta la sua Shopper in stoffa allora, si comporta diversamente rispetto a quanto dici?

Può darsi, Lavinia. Per me il comportamento è prima di tutto mentale e poi esteriorizzato attraverso lo schema tripartito che ho esposto sopra. Se il compratore col proprio shopper lo porta attenendosi ai suoi veri valori, allora bene. Anche l’ecologia fa trendy e si può dunque sfoggiare come IO GENITORE giudicante!

Tu caro amico/a che ci leggi come ti poni rispetto all’apparenza negli acquisti?

Brand addicted per noi va bene, purché la relazione sia human to human.

Lavinia De Naro Papa & Dario Ramerini

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Questo articolo è stato anticipato nella LIVE del 28 Gennaio 2021

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