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Risilienza di Dario Ramerini e Edoardo Morelli

Risilienza, benessere che crea consapevolezza di comportamento

Fermati un attimo a riflettere. Prova a contare le volte che in questo ultimo mese hai letto, sentito o visto la parola #resilienza.
Come per i vestiti ci sono parole che vengono investite da ondate di mondanità, e…essere investiti non piace a nessuno!

Si sprecano chilometri di bit sulle strade del web per pontificare sui mitici imprenditori e sulla loro resilienza.
Non si sono arresi, hanno avuto successo perché si sono sempre rialzati, non hanno mai mollato.
“Devi crederci fino in fondo!” si legge dappertutto; “in fondo al buio ci sei tu”, è il monito più chiaro che traspare dalle colonne dei giornali per sorreggere coloro che vogliano costruire la propria casa per davvero. La resilienza è una casa con un’entrata oscura e un’uscita luminosa: persisti e vedrai la luce! Perché la luce sarai tu!

Belle parole. Non c’è che dire.
Ma quanti sono in grado di farle proprie oggi dove il tunnel sembra esser stato prolungato e… se va bene si viaggia a una sola corsia.

A prima vista, la resilienza è “cieca ostinazione”, qualcosa che ha sede nell’indole e nel coraggio ma non nella #strategia. La si confonde spesso con l’abilità del cammello di Zarathustra, nave del deserto, perché teme la libertà del mare, regno instabile del desiderio.

Altri dipingono la figura del resiliente, parente di un eroe senza paura che si getta nel fuoco dell’ignoto per dimostrare a se stesso la sua potenza. “Volli sempre volli fortissimamente volli” non per nulla è una frase al passato. Chi si fa alfiere della resilienza al presente?
Siamo veramente convinti che sia un #imprenditore?
Mitologia personale o strategia: quale gli si conviene affinché gli arrida la vittoria?

Il coraggio senza la ragione spinge lo stolto a confrontarsi con cose più grandi di lui esponendolo al rischio di venir travolto dalle conseguenze della sua stessa imperizia. Se ce la fa, è giudicato resiliente.
Ragione è sinonimo di motivo: l’imprenditore resiliente è allora colui che sa “il suo perché” più di ogni altro.

Probabilmente sì.
Allora andiamo oltre.

Prendiamo la metafora del ciclista, Edoardo lo è stato per molti anni.
Secondo la mitologia dell’imprenditore, il vincitore è il capo dei resilienti.

Chi la dura la vince…anche in salita… win or die trying!
(vinci o muori provandoci)

Poi c’è l’ultimo che comunque decide di non abbandonare, pur nella certezza di non poter vincere la gara. Arriva 15 minuti dopo.
Perché non si ferma a riposarsi per correre un’altra gara più in forze?
Perché invece vuole finire conquistando il titolo di ultimo?

Secondo noi, la cosa fondamentale è che sa di aver perso.
Non corre come un forsennato convinto di poter ancora vincere.
La sua passione gli impone però di raggiungere quello che per lui è un risultato raggiungibile senza lasciarsi scoraggiare dagli eventi.

Si abusano le parole e si abusano i concetti. Vediamo negli uomini di successo dei superuomini e mitizziamo i loro fallimenti senza tener conto delle contingenze che li hanno portati a fallire prima e a vincere dopo.
Un solo tassello casuale sistemato diversamente e forse Jobs avrebbe venduto telefoni anziché crearli.

Questo non vuol dire che chi vince non abbia meriti.
Tutto serve per poter vincere, resilienza compresa.

Quello che vogliamo dire è che troppo facile guardare i vincitori. Potremmo dire banale.
Certo è bene prendere esempio dai migliori ma ricordiamoci che per un “migliore” che vince ci sono altri 100 “migliori” che hanno reso possibile la sua vincita spronandolo con la loro passione.

Il vincitore di oggi, quello vero, ha la risilienza.
No, non c’è un errore. Hai letto bene, R I S I L I E N Z A.

Nel film premio oscar di Fellini “Le notti di Cabiria”, la protagonista sembra non farcela a risollevarsi dall’ultimo colpo ricevuto e proprio verso la fine pensa di mollare tutto quando, lungo una strada di campagna, incontra una comitiva di giovani che cantano e suonano in allegria. La loro gioia la coinvolge riportandola inconsciamente a vivere. Cabiria, si sente parte di una sorta di circo, dove si può ripetere il proprio numero se ci si ride sopra insieme al pubblico. Lei, perciò, senza saperlo sorride e accetta la vita con tutte le tragedie e gli orrori che comporta.
Il suo sorriso afferma il suo valore malgrado le tremende vicissitudini.
La sua è una risata che supera la sconfitta: #risilienza è ridere di consapevolezza.
Risilienza è accettare di essere colpevoli e innocenti allo stesso tempo e di avere dentro di sé il potere di salvarsi e di distruggersi.
Nel tira e molla della vita, il risiliente è colui che sa perdonare se stesso di continuare a fare gli stessi errori.
Tanto è un circo, la vita!
Tutto sta nel vederlo subito e alleggerire la tensione.
Nessuno dice che per gioco non ci si faccia male, piuttosto che giocare con la vita faccia acquisire un’altra prospettiva.
Parliamoci chiaro, la vita non è giusta, né sembra che abbia un senso per la limitata mente umana.
Non c’è da migliorare per essere risiliente, ma dire di sì alla vita così com’è adesso e possibilmente riderci aggregandosi a una compagnia cantante.
Il risiliente non ribadisce a se stesso “quando è finita lo dico io”, piuttosto “il bicchiere è rotto, ma posso bere da una scarpa”.
Quando un vaso è in pezzi il risiliente non cerca di aggiustarlo a tutti i costi.
Piangere, elaborare il lutto del vaso è sacrosanto, ma poi deve arrivare la luce, la risata.
Il risiliente non è il facilone che ride falsamente volgendosi ad altro: questo atteggiamento è invece proprio di chi in fin dei conti perde l’autostima pur potendo dimostrare qualche successo alla platea.
La risata di cui parliamo è la campanella del cambiamento inconscio.

“Diventare forti è un compito tanto lungo quanto diventare deboli” dice don Juan nel “Isola del Tonal” di Castaneda: il vero guerriero è pieno di spirito, è l’integro che abbraccia la forza e la debolezza insieme.
Il risiliente, perciò è colui che ha un intento flessibile e un’intenzione d’oro: è “duro y suave” come un ballerino di bachata, deciso e morbido nell’esecuzione.

Il risiliente è capace di essere incoerente col passato perché si permette di cambiare: dalla sua ha una risata che rende la vita nuova. Siamo fatti di acqua, terra, aria e fuoco.
Di questi il quarto elemento, non appartiene all’uomo, ma può essere tenuto in vita con cura e leggerezza.
La risata è la scintilla della vita.
Accoglila e la risilienza renderà bello ciò che fai.


Edoardo Morelli & Dario Ramerini

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