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Il leader alternativo

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“Leader”, una parola che ho capito andando a Londra. Ci sono stato tante volte. Una di queste mi è venuta l’intuizione di collegare leader a “lead” che significa piombo.
Il piombo alchemicamente è il sabato, cioè l’astensione dal lavorìo. Non ho detto lavoro, ma lavorìo.

Lavoro significa fatica, ma anche pena per l’anima.
E allora, il leader che cosa fa?

È quello che trasforma l’energia “ergon” in orgasmo, che è la stessa cosa, ma con un’altra accezione perché il suffisso “smo” la rende un oggetto, ovvero qualcosa di tangibile.

Quindi per me, il leader trasforma ciò che le persone sentono come lavoro in passione amorosa.

Come lo fa?

Prima di tutto ispirando, poi con questa attività del piombo che è quella che fa fermare, ovvero cristallizzare tutto.

Il piombo ha questa proprietà perché è un veleno molto potente.

Allora, letto così, il leader diventa avvelenatore, nel senso di colui che dà il veleno per immunizzare, un po’ come il vaccino. La sua intenzione è prepararti ad agire con chiarezza grazie all’allineamento mente-cuore all’obiettivo.

Ma questo veleno cos’è?

L’astensione da quello che stai facendo in maniera inconsapevole.

Il leader ti fa riflettere sugli scopi degli altri che porti avanti; lui ti sprogramma socialmente per trovare il motivo per il quale sei venuto/a sulla terra. Condividi il Tweet

Per me questo è il leader, Elisa.

Vorrei sapere cosa ne pensi tu.

Eccomi qua, Dario.

Credo che il leader sia colui che riconosca le persone con cui lavora una per una e poi faccia loro tirar fuori il talento che ha visto dentro.

Per me non trasforma l’impegno in passione, perché la passione c’è già: il leader semplicemente la riconosce e la fa uscire.

È colui che non è geloso del proprio lavoro ed è capace anche di far andare via i collaboratori se essi vogliono crescere o cambiare strada. Il leader accetta le sconfitte, quindi è una persona assertiva, altresì è capace di far sbagliare chi lo segue, pur prendendosi le proprie responsabilità. Questo per me è da leader.

La differenza con il capo sta nella sua intelligenza emotiva. Il leader non dà ordini perché gli ordini non servono a niente.  Si comporta piuttosto in modo che il suo team faccia ciò che è giusto senza che glielo ordini.

Il leader lavora proprio con le emozioni: fa appassionare le persone, le fa viaggiare da sole e poi accetta che potrebbero essere più brave di lui/lei e prendere il suo posto. Condividi il Tweet

Al tempo stesso, però, è consapevole di essere un leader fino a considerare intimamente salva la sua posizione pur facendo crescere gli altri. Io il leader lo vedo così.

Ho avuto vicino dei leader nella mia carriera lavorativa.
Posso dire che queste persone mi hanno insegnato tanto senza insegnarmelo. Le ho viste riconoscere a pelle il posto giusto per ognuno, senza assumere qualcuno perché intelligente o simpatico, ma scegliendo piuttosto per abilità diverse come la capacità di stare con gli altri e la voglia di imparare.

Diverso è il capo, un leader mancato che pur non avendo la stoffa confeziona rimproveri e incitamenti cucendoli addosso alle persone in maniera autoritaria e molto spesso giudicante.

Hai mai sentito parlare della favola della “Mosca cocchiera”?

“Un carrozzone tirato da sei cavalli saliva su per una via erta, rotta, sabbiosa. I viaggiatori erano scesi e facevano a piedi il tratto di strada per alleggerire ai cavalli il peso e la fatica; tuttavia, i cavalli sudavano e soffiavano. Sopraggiunse una mosca. “Per fortuna sono arrivata io!” esclamò.

E cominciò a ronzare negli orecchi degli animali, a pungere ora questo ora quello, or sul muso or sul dorso. Poi si sedette sul timone, si posò sul naso del cocchiere, dunque volò sul tetto della carrozza. Andava, veniva, affannata, e brontolava e squillava: “Bel modo di fare! Se non ci fossi io! Guarda! Il prete legge il breviario. Quella donna canta. Quei due parlano dei loro affari. Il cocchiere sonnecchia. A darmi pena sono io sola. Tocca a me far tutto. Tutto cade sulle mie spalle. Ah, che lavoro!”

Finalmente dalli e dalli, la carrozza giunse al termine della salita, dove ricominciava la via piana. I viaggiatori ripresero il loro posto; il cocchiere fece schioccare la frusta; i cavalli si rimisero al trotto. Sul tetto del carrozzone la mosca trionfava.

“Li ho condotti, eh, fin quassù! Se non c’ero io!” – si lagnava.

“Nemmeno grazie mi dicono. Dopo tutto ciò che ho fatto.”

Tra gli uomini quante mosche cocchiere!

Jean de La Fontaine, Favole

Non ti sembra la descrizione di un capo?

Georges Ivanovič Gurdjieff invece descrive un diverso tipo di carrozza…il corpo.

Si tratta di un cocchio pensato per il trasporto di un passeggero un po’ speciale.

A trainarlo sono le emozioni, mentre a guidarlo, seduta a cassetta è, solo apparentemente, la mente razionale.

Puoi intuire come la carrozza senza il passeggero rimanga ferma al capolinea.

Per questo si potrebbe azzardare un paragone assai audace con il leader.

Egli viaggia insieme all’azienda e al tempo stesso è il perché della sua corsa.

Il leader è l’anima, ovvero la coscienza aziendale che ispira la sua mente dall’interno.

Così anche le energie possono fluire fino ai motori sociali che sapendo dove andare tirano a dovere e con economia di forze.

Senza il leader, ammesso che l’azienda parta seriamente, essa metterà il pilota automatico dopo poco, facendosi trascinare dai rumors e dalle reazioni verso la concorrenza.

Ammettiamo che la nostra visione del leader sia un po’ alternativa, ma se sei arrivato/a fino qua, probabilmente vuoi vedere un punto di vista differente.

Ti ringraziamo per la tua attenzione.

Sei benvenuto/a sulla nostra pagina per assaggiare altri argomenti alternativi.

Elisa Scalvenzi & Dario Ramerini

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