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19 Dicembre

Il significato del tuo nome

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Tu come ti chiami?

Io sono quello che devo essere.

Io do a me stesso il nome di Zarathustra.

Friedrich Nietzsche

Oggi 19 Dicembre è il mio onomastico, San Dario.
19/12/2020

19 come il tarocco del Sole, il bello, maturo e succoso Sole…
12 come l’arcano dell’Appeso destabilizzante e trenchant quanto basta per vedere oltre l’apparenza.

Oggi festeggio il mio nome.

Dario, che letteralmente significa “colui che è in grado di mantenere l’armonia”.
Una cosa grossa l’armonia, ma ancor di più il mantenere qualcosa che per essere chiamata tale ha bisogno di continuo mutamento!

Nomen Omen… il nome è profezia della persona… il nome contiene il destino… Paura!
Il fatalismo è nemico della realizzazione quanto l’ignoranza della propria intenzione.

Nietzsche nel passo con cui apro le danze dice che Zarathustra si è dato il nome da solo.

Sicuramente, avrà chiesto al suo cuore, conoscendolo, ma in ultima istanza ha scelto lui stesso in maniera definitiva.

Questo è molto diverso dal farsi un nome!

Non è fama, cioè farsi chiamare da altri, ma battezzarsi da soli in nome della propria intenzione di incarnare l’ideale prescelto.

Zarathustra, il conduttore di cammelli, dopo tutto era un profeta: lui diceva la sua visione per prestarvi fede con le opere a venire.

Ecco, mi viene in mente il professionista che dà il nome alla sua azienda: ciò che ha intenzione di agire, l’azienda appunto, è nominata da lui a rappresentare la sua missione, cioè il suo perché.

Lasciare un’impronta, ovvero insegnare agli altri dove si è arrivati… è questo il significato del nome?

In un certo senso sì, ma secondo me c’è altro.

Nella parola “autonomia” si può ravvisare.

Essa strizza l’occhio etimologicamente al “regolarsi da solo”, ma anche al dividersi nominando tutte le parti.

Il nome è fare l’inventario delle proprie parti mettendole in relazione per vedere se manca qualcosa.

Perfetto.

Ma nome è anche nume, cioè avere una sorta di divinità al proprio interno.

Questa creatura celeste è l’emozione, anima della persona, colore e voce del cuore.

I greci la chiamavano daimon… niente di nuovo, eccetto il fatto che l’eudaimonia, ho scoperto essere quel far la pace con l’emozione che proprio vuol dire il mio nome.

Ok, Dario è colui che tra emozione e ragione…ci mette una buona parola.

Mi ci trovo moltissimo.

E allora Damiano, Maria, Barbara?

Ogni nome ha un significato nascosto… che non è purtroppo su internet. Per trovare il mio ci ho messo trent’anni… e di libri sui nomi ne ho vecchi e nuovi.

Non l’ho trovato in nessuno di essi, piuttosto, ho ascoltato a lungo il mio daimon e ho cercato conferma nelle lingue antiche per trovare corrispondenza a quanto sentivo.

Stessa cosa è capitata con Barbara.

Com’era possibile che volesse dire straniera?

Chi si darebbe tale nome?

Straniera rispetto a chi, poi?

E Sabrina?

Anche lì, quello che si trova su internet è ben altra cosa da ciò che Sabrina può dire di sé.

Sempre che incarni il suo nome, o meglio lo accolga nominandosi tale.

Una sorta di auto incoronazione consapevole?

Direi proprio di sì.

Quindi ricapitolando.

  • Mi ascolto
  • Dichiaro la mia intenzione
  • Chiedo conferma al mio cuore
  • Cerco il vero significato del mio nome
  • Trovo corrispondenza tra “contenuto” ed “etichetta”
  • Scelgo di portare il mio nome
  • Mi incorono felice

A cosa serve tutto ciò?

Forse l’immortalità non è il ricordare perenne del nome?

Accettare il proprio nome, o meglio, portarlo con orgoglio e determinazione, non è la condicio sine qua non ciò si verifichi?

Dopo tutto il nome ci è dato dai nostri genitori… e tante volte deriva dai nostri nonni o parenti.

Per incarnarlo prima bisogna accettarlo, ok?

Per sentire la chiamata e rispondere, prima devo dire a me stesso “si, Dario sono io”.

Ecco perché amare il proprio nome è un processo non proprio scontato.

Il nome è proprietà privata: ci delimita definendo il nostro spazio d’azione, ma al tempo stesso ci tutela dal passare inosservati.

Io sono geloso del mio nome come di tutto ciò che amo.

Attenzione, geloso vuol dire che ho zelo nei suoi confronti, cioè lo tengo da conto un bel po’.

Tutte le volte che ricevo una lettera, un mailing, un invito che riporta il mio nome ingiustamente… che rabbia!

Il mio filosofo preferito recentemente scomparso, diceva:

Il destino è l’apparire dell’esser sé di ogni essente.

Il destino è lo stante che non può esser altro da sè, non può diventar altro.

Emanuele Severino

Non è questo il nome?

Il nome è partenza e arrivo della vita di ognuno.

Il nome è quel concetto che ti definisce prima che tu possa profferire parola e al tempo stesso l’obiettivo di tutta l’esistenza a venire.

Incarnare con le opere ciò che è e non può non essere diverso da come è stato detto: questo è il nome.

L’affermazione della propria identità, a maggior ragione, va accettata prima che professata a spron battuto!

Infatti, c’è chi cambia nome, ma non è il mio caso.

Ti ringrazio per la tua attenzione.

Dario Ramerini


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