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Esiste il multiverso?

Esiste il multiverso?

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Secondo lo scienziato Hugh Everett III esisterebbe un universo dove questo articolo non è stato mai scritto, un altro dove è stato scritto, ma tu non lo hai mai letto e un altro ancora dove non siamo proprio venuti al mondo.

Recenti studi di fisica quantistica hanno confermato la teoria in oggetto come possibile per la realtà, ma per chi studia comunicazione, gli universi paralleli sono qualcosa di assodato… Quasi banale 😊

Cos’è l’universo parallelo se non l’unicità di ogni singolo momento?

Così irripetibile, l’attimo, eppur capace di infinite varianti.

Nell’antichità Plutarco aveva messo a confronto le vite di uomini famosi, mentre, più di recente, il maestro Franco Battiato, sempre con lo stesso titolo, “Vite parallele” si è prodigato a descrivere le mille mila alternative all’adesso.

L’intento dei due autori probabilmente è stato lo stesso: scatenare in noi un intrigante quanto pericoloso “What if”.

Siamo nel regno del fantomatico come se, dominio del controfattuale delimitato solamente dalle “Sliding doors” dell’omonimo film.

Siamo in balia delle microdecisioni che a posteriori generano per ognuno di noi il multiverso di cui sopra a causa del senso di colpa.

Ecco che tornando alla comunicazione è proprio da questa manifestazione di possibilità che si può prendere assolutamente coscienza che niente è assoluto e tutto è interpretabile.

“Gli esseri umani non possono comunicare, nemmeno i loro cervelli possono comunicare, nemmeno la loro coscienza può comunicare.”

Niklas Luhmann

Da ciò si può derivare che in ogni processo di comunicazione, l’unica cosa non garantibile a priori è proprio il motivo della comunicazione stessa, ovvero la comprensione.

Quanti tipi di interpretazioni possono esistere?

Tante quante sono gli esseri umani.

A causa di questo non trascurabile dettaglio si verifica un fenomeno che è la dannazione di tutti gli scambi di informazioni, seppur animati da buona intenzione.

Tu pensi a qualcosa, elabori il tuo pensiero e immancabilmente non riesci ad esternarlo al cento per cento. Ecco che le tue parole corrono sull’aria, trasportate su onde sonore tanto potenti quanto delicate.

Spesso succede che qualche disturbo (ambientale, di attenzione, di diversità culturale, ecc.) faccia arrivare alle orecchie della persona a cui ti rivolgi una porzione ancora minore di contenuto.

Il tuo interlocutore a volte ascolta, ma sempre interpreta!

Ci metterà del suo, puoi starne certo/a!
Capirà qualcosa di diverso, tanto o poco, da quello che tu hai detto… Figuriamoci da quello che avevi in testa! 😊

Quanto si ricorderà di lì a poche ore e giorni?
Ancora meno! Quanta fatica sprecata… La teoria della relatività non ha mai trovato applicazione più calzante!
Poco riesce a essere più relativo di una frase o un concetto.

Per brevità, userò concetti liofilizzati che ciascuno potrà poi sciogliere nell’acqua della propria esperienza.

Remo Bodei

Quando il messaggio si manifesta alla coscienza, inevitabilmente viene sciolto nei ricordi, valori e convinzioni dell’ascoltatore, così si mescola ad essi, cambiando sapore, colore e spesso finalità.

Della serie, si mangia la prima portata piccante, poi tutto è un’esplosione nella bocca; perfino il tofu diventa piccante!

Ogni essere umano è un universo a sé e ogni tentativo di comunicazione è un tentativo di mettere in comunicazione due universi. Uno di essi, perlopiù sembra essere popolato da esseri a quattro zampe, con sei occhi che corrono ogni giorno. L’altro da altissimi ed esili spilungoni, lentissimi e intenti a formulare riflessioni e teorie su ogni cosa.
Ogni mondo ha le sue guerre, le sue feste e i suoi eroi.
Ogni mondo cerca quasi sempre di prevalere.
Ogni mondo pensa di essere l’unico mondo.

Ci sono diverse modalità rappresentazionali in ascolto, ma anche funzioni complesse che rendono la struttura superficiale della frase molto diversa dalla struttura profonda del pensiero di chi parla.

Poi i bias e gli stereotipi, si sa, sono passaggi obbligati che fanno perdere tempo a chiunque voglia arrivare al cuore del discorso.

Nel gioco della comunicazione sembra essere destinato a vincere chi riesce a prendere un piccolo razzo e sa staccarsi dal proprio universo, volare lassù a metà tra i due. Sufficientemente lontano da vederli entrambi, ma mai troppo lontano da perdere la propria identità.

Questo è lo sforzo richiesto a chi conosce l’esistenza del multiverso della comunicazione. Sforzo che, in quanto tale, non sempre è sostenibile. Di tanto in tanto, infatti, si scivola nel campanilismo per il proprio mondo. Pazienza, va accettato… Bene o male siamo tutti umani… O no?

Le campane vanno accordate, così come è necessario installarci dispositivi anti piccione se si vuol sentire un’armonica sinfonia.

La comunicazione consiste nel mettere in comune i propri doni, garantendo un ascolto attento e quanto più imparziale, nonché un feedback per restituire il significato percepito, seppur interpretato.

Il feedback, si sa, può costare caro.
È molto più facile far veder che si è capito e forse, lì per lì, si fa anche più bella figura.

C’è un’antica leggenda che spiega il suono squillante e limpido delle migliori campane: 1% di argento nella lega di rame e stagno… l’argento è il feedback che rende l’interlocutore attivo e quindi alza anche la sua attenzione, garantendo un’esperienza memorabile.

Prova a pensare di dover render conto a chi parla del suo discorso e riportargli quanto ti è arrivato in un’interrogazione in cui c’è in palio molto… quanto cambia la tua comprensione?

Qualcuno dice poi che le campane migliori nel Settecento avessero l’1% di antimonio a far brillare il loro suono. Se questo elemento alchemico fosse aggiunto alla lega della comunicazione, esso farebbe avvenire la sintesi, ovvero l’eliminazione del superfluo, dell’ampollosità e dei gerghi tanto cari a chi non vuol farsi capire veramente.

Quindi per far felice il lupo grigio, così era chiamato l’antimonio, ricapitoliamo in un bel take away da gustare caldo a casa tua:

  • L’ascolto non è scontato.
  • I sistemi rappresentazionali creano 👀👂👄👃👐 diverse barriere nell’ascolto.
  • I pensieri del momento, le convinzioni, e i valori del tuo interlocutore sono l’acqua in cui sciogli il tuo messaggio che subisce perciò un processo di diluizione e reazione trasformativa.
  • Nella comunicazione vige l’interpretazione al fine di attribuire un senso.
  • I Bias cognitivi e gli stereotipi sono ulteriori step che impoveriscono sempre la comunicazione.
  • Nessuna comprensione è garantita.

E quindi in comunicazione:

  • Ottiene il risultato della comprensione chi sa andare in terza posizione* come il razzo.
  • Bisogna mettere in comune i propri doni, quindi aiutare l’interlocutore a capire!
  • Il feedback restituisce il messaggio interpretato ed è utilissimo ad alzare la soglia dell’attenzione.
  • Less is more: semplifica, semplifica, semplifica per farti capire.

P.S. i piccioni, sono il confirmation ed il self serving bias che rendono palesemente stonata la conversazione. Se ti interessa sapere come allontanarli, scrivici le tue domande. Potrebbe nascere un nuovo ed interessante articolo.

Ti ringraziamo per l’attenzione,

Edoardo Morelli & Dario Ramerini


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*Ovvero staccarsi da quella associata di chi parla, così come da quella immaginata di chi ascolta. Deve vedere entrambe da un piano prospettico più lontano e distaccato dell’osservatore imparziale.

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