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il coraggio di essere credibile di Edoardo Morelli e Dario Ramerini

Il coraggio di essere credibile

Tabella dei Contenuti

I tempi moderni ci hanno portato a riflettere sui motivi per i quali si decida di non seguire un leader, un superiore o un’istituzione.

A tal proposito c’è un vecchio modo di dire che rende sempre bene: “i giovani d’oggi non credono più a niente”. 
Si è parlato della caduta dei valori, della mancanza degli obiettivi, della superficialità con cui le generazioni si evolvono.

Il dato di fatto è che sempre più spesso vediamo grandi masse che, per un verso o per un altro, non credono più a quanto viene loro raccontato.

Per procedere col ragionamento, proviamo allora a porre l’attenzione sul verbo “credere”.
Oggigiorno perlopiù viene percepito come molto impegnativo.
Forse lo è, ma vediamo cosa si può evincere per comunicare bene ed essere credibili quando la nostra intenzione lo merita, in quanto orientata al bene dell’interlocutore primariamente.

Per credere devono verificarsi almeno due avvenimenti importanti:

  1. Ci devono essere sufficienti dati, coerenti e concordanti.
  2. Bisogna avere una punta di fiducia

Credo ut intelligam, intelligo ut credam

Agostino d’Ippona

Credo per intuire e intuisco per credere.

L’atto del credere è circolare: senza fede non si può pregare, eppure si prega per avere fede.
Gli antichi teologi lo chiamavano circuito ermeneutico e su di esso basavano buona parte della conoscenza.
D’altronde, se non si decide di farsi permeare da qualcosa come si può pensare, poi, di conoscerla?

Tutto è incredibile finché non si decide di crederci.

Dunque, la credibilità nasce prima del credere e, come ci insegna la comunicazione, la responsabilità è sempre di chi comunica e non di chi ascolta. Sta a noi accertarci che il messaggio sia passato correttamente e completamente.

Anche per la credibilità quindi chi vuol essere credibile deve prima di tutto essere responsabile di se stesso e dei suoi ascoltatori attraverso la formulazione di un messaggio ad alta chiarezza comunicativa.

Quindi, il punto non è il “non credere più a niente”.
Forse sarebbe meglio dire che non troviamo qualcosa di credibile in cui credere.

Analizziamo i due fattori di cui sopra.

  1. DATI

Ne troviamo in quantità, certamente troppi e mai concordanti. Ognuno sceglie le fonti da cui attingere, ma siamo tutti deviati dai bias cognitivi e quindi dovremmo domandarci come effettuiamo la scelta.

  • FIDUCIA
    Per riporre fiducia nel nostro interlocutore questo deve essere coerente e allineato con le nostre credenze e i nostri valori.
    Avrà bisogno di un tempo utile a dimostrarlo con azioni e conferme ripetute per poter risultare prima credibile e poi degno di totale fiducia. Ma la domanda è: conosciamo i nostri valori veramente?

Guardando le persone più giovani di noi è normale trovarle frettolosamente superficiali purché dotate di energia e carisma.

Alla luce di quanto esposto, ci chiediamo:

Forse non hanno trovato esempi che parlassero con una lingua a loro vicina?
Che accarezzassero temi a loro cari?
Che considerassero i loro interessi e i loro sogni come di valore?
O che semplicemente li guardassero con occhi accoglienti e comprensivi?

Tutti abbiamo bisogno di essere ascoltati e scegliamo di credere a coloro che accettano almeno di conoscerci.

La fiducia si crea con le confidenze. Condividi il Tweet

Rivelare segreti personali, aprire il cuore affinché l’altro si rilassi a sua volta e provi a camminare un pezzo insieme a noi, questa è la fiducia che può dare credibilità.

Stiamo parlando della “pax deorum” conosciuta diffusamente come “do ut des”: nelle offerte antiche agli dèi si dava il meglio affinché si potesse ricevere la fiducia di credere in loro.

Qualcuno la chiama speranza, altra credenza, comunque si tratta di mettere un piede nell’invisibile e poi procedere in silenzio, senza farsi troppe domande.

La certezza tanto agognata non è dominio della dottrina, ma della convinzione: altrimenti bisogna combattere, in un certamen*, dove la sorte decreterà ciò che bisogna accettare come postulato indiscutibile.

Assiomi, a priori e altre verità incontrovertibili sono convenzioni sulle quali si fondano calcoli utilissimi.
C’è sicuramente un mondo in cui 2+2 non fa 4, ma in questo lo fa eccome. C’è da crederci!

La verità si nasconde così tanto che quando la si trova si è disposti a morire prima di perderla.
Ecco la sua distinzione dall’apparenza, erronea quanto basta a farci fare molti sbagli!

Credere significa smettere di pensare, cioè uscire dal bivio cornuto del dubbio prendendo arbitrariamente una strada.

Credere significa sperare forte, allucinando un provvidenziale lieto fine.

Credere è il controfattuale per eccellenza.

Credere è difendersi, e prima di tutto autostimarsi.

Insomma, la credenza è mobile, ma da essa non c’è dispensa: non si può vivere senza credere in qualcosa! Condividi il Tweet

Se considerassimo tutte le persone false e le notizie tendenziose, come potremmo vivere e insegnare ai giovani?

Il dubbio è sano, ma fa perdere tempo.

Ti consigliamo pertanto di osservare quanto segue per fidarti e vivere bene generando fiducia.

  • Qualunque cosa cercherai di conoscere, conoscerai sempre te stesso/a, quindi fai piccoli esperimenti per imparare a fidarti di te.
  • Fai attenzione ai bias cognitivi. Li conosci?
    Potrebbe allora interessarti l’articolo sul Multiverso della comunicazione e quello sui nuovi BIAS durante il Covid.
  • Investi sulla relazione con le persone facendo quelle che Edgar Schein chiama le domande dell’umile ricerca di informazioni.
  • Cita sempre la fonte da cui hai preso l’informazione che stai divulgando: più persone faranno così, più la qualità delle fonti sarà accettabile per credere serenamente.
  • Ama come se il domani fosse il tuo ieri pieno di credibili ricordi.
  • Balla come fossi sicuro/a di trovare la persona nel posto ideale in cui la immagini ad aspettarti.
  • Prova qualche volta a partire con il minimo indispensabile: ti sarà più facile credere dopo avercela fatta.

Ti ringraziamo per la cura che avrai voluto dedicare a questo argomento.

Edoardo Morelli & Dario Ramerini


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*è un combattimento che rappresenta il punto nodale della questione. Chi vince ha ragione e bisogna credergli di conseguenza.

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